Tenya Fishing
19 Gennaio 2011L’occasione è di quelle da non perdere: Fabrizio “Icefab” mi telefona dicendomi che ci sono le condizioni buone per una bella pescata a “Tenya Fishing” tecnica non ancora sbarcata in Italia ufficialmente, ma già praticata in forma massiccia nella Liguria di Ponente. Non posso mancare anche perché da oltre sei mesi sto provando le attrezzature in attesa del conforto delle catture, arrivate a singhiozzo in quanto fatte in periodi diversi da quello invernale, vera e propria stagione per questa pesca; il motivo è semplice: gli sparidi come orate e paraghi, in questo periodo sono in frega, fatto che ne aumenta l’aggressività che spesso è il motore che stimola l’attacco quando davanti al muso si avvicina uno strano “coso” che poco ha a che vedere con ciò che madre Natura offre di solito. In questo caso le premesse sono ottime: la tecnica infatti prevede l’utilizzo combinato di testa piombata ed esca naturale: il madai, stretto parente del nostro parago sembra cadere vittima frequente dell’inganno pertanto non ci resta che verificare se anche il suo cugino mediterraneo ha gusti analoghi. Vediamo in dettaglio cosa fare
Canna. La canna deve essere particolare: leggerissima con azione fast ma molto parabolica tanto che a prima vista sembra essere una delle solite canne molli che spesso si trovano nei negozi. Una certa analogia si può fare con i prodotti dedicati all’uso della gomma ricordando che, una jighead per la Tenya fishing, non dovrebbe superare mai i 50 - 60 grammi
Mulinello. Canne così leggere non possono trovare abbinamento se non con mulinelli di taglia 3000 massimo, meglio se con corpo in materiale composito. In questo caso il Rarenium di Shimano, con la sua meccanica forgiata a freddo ed il corpo nel leggerissimo ed avveniristico Ci4 rappresenta quanto di meglio a disposizione.
Filo. Rigorosamente trecciato, al massimo dello 0.10 con preferenza per sezioni ancora più sottili. I motivi sono due: in questo modo, con artificiali così leggeri, si minimizzano gli effetti dello scarroccio e poi non si compromette l’integrità della canna che, come abbiamo visto, è davvero ultra light. Importante avere uno spezzone di fluorcarbon dello 0.25 – 0.28 lungo almeno un metro per resistere all’azione abrasiva delle rocce qvisto che la pesca si svolge in prossimità del fondo.
Artificiali. Come detto le teste piombate sono lo strumento per mettere in pratica la tecnica. Sembrano simili a quelle già usate in acqua dolce ma con opportune differenze: hanno forma del corpo (spesso tronco-conica) capace di amplificare notevolmente l’azione di richiamo durante la jerkata (lenta ed ampia), dispongono di un assit hook con funzione catturante ed hanno spesso un ferma esca per trattenere meglio le fragili carni del gambero. Le misure vanno da 1 a 12 dove la 1 corrisponde a 3.75 grammi (per le altre basterà procedere ad una moltiplicazione).
Innesco. Come anticipato, l’amo principale va arricchito di un’esca naturale, nella fattispecie un gambero. Si priva l’esca del telson, ossia l’ultimo elemento prima della coda, si fa passare l’amo attraverso il corpo e poi si fissa l’amo dell’assit sulla testa. Per irrobustire l’innesco si consiglia l’uso del filo elastico oppure, come consiglia Icefab, si dovranno utilizzare gamberi con carni più sode come i “Tiger”.
Azione di pesca. Abbiamo accennato a come l’azione di pesca consista nel far arrivare la jighead sul fondo animandola poi con delle jerkate molto ampie e lente per dare modo alla testa di sfarfallare verso il fondo. Spesso è proprio in caduta che mangia il pesce. Le canne non consentono ferrate sicure e molti pesci si slameranno; non importa perché questa tecnica micidiale è in grado di fare selezione tra le specie più pregiate permettendoci un bottino di tutto rispetto. Unica solita nota finale: accontentiamoci, perché ci sono regole da rispettare ed i pesci in questo periodo sono pieni di uova….






