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La leccia di Paolo

20 Ottobre 2010

La leccia (lichia amia) è un pelagico stretto parente della ricciola da cui però si differenza in maniera piuttosto evidente sia per morfologia che per abitudini.
La leccia infatti, nei mesi autunnali predilige accostare dal mare aperto soprattutto in corrispondenza delle foci dei fiumi a grande portata, dove trova con facilità un’enorme quantità di nutrimento, fatta dei piccoli pesci che popolano il sottocosta come lecce, stella, cefali, sugarelli e sgombri.
E’ proprio alla foce del fiume Tevere, nei pressi di Fiumicino, che ho avuto modo di trascorrere qualche ora in compagnia di Paolo, utente del nostro forum che ha dimostrato, se mai ce ne fosse stato bisogno, di essere un bravissimo pescatore. In compagnia sua e di Alessandro ho avuto anche la fortuna di combattere e liberare un pesce discreto, stimato sui 15 chili, catturato dopo che un'altra leccia, forse più grossa, non era rimasta allamata. Il particolare modo di attaccare della leccia infatti, assai spettacolare in quanto avviene a galla, è anche estremamente complicato a causa delle dure mascelle di cui questo pesce è dotato e che non permettono una facile penetrazione degli ami.
La leccia poi, una volta afferrato il pesce, è solita rigirarselo in bocca prima di ingoiarlo, pertanto il pathos che si vive con la canna in mano mentre si svolge questa delicata fase è elevatissimo. In questi momenti non bisogna nella maniera più assoluta ferrare, che implicherebbe lo strappare il pesce dalla bocca della leccia che mai ripeterebbe l’attacco. Solo quando si vede il filo uscire a velocità superiore potremo assestare tre o quattro ferrate decise per far penetrare meglio gli ami nel palato.
La tendenza ad ingoiare il pesce dalla testa, confermata quasi sempre da una allamatura effettuata sul trainante, impone di non usare una montatura con amo scorrevole, troppo delicata soprattutto con pesci grandi. Meglio una montatura fissa in nylon o fluorcarbon o addirittura in cavetto se in zona è possibile l’incontro con i pesci serra, la cui dentatura troncherebbe il mono in pochi secondi.
L’assetto di pesca prevede due canne una a galla ed una affondata. Non serve in genere molto piombo perché le profondità a cui si pesca sono modeste. Oltre al guardiano vanno benissimo quindi anche piombi a sgancio rapido. Sulla lenza a galla è spesso vincente l’utilizzo di un’esca di taglia XL assai più visibile nelle torbide acque della foce. Oltre a questo un esca di generose dimensioni, convince quasi sempre una grossa leccia all’attacco, visto che questo pesce ama tendere gli agguati partendo dal fondo.

Paolo in questi giorni sta svolgendo la parte burocratica relativa all’omologazione del record del mondo IGFA sulla classe di lenza 12 libbre, con un pesce di ben 22.5 chili. Auguro a Polo di poter ben presto vedere coronato questo suo sogno che speriamo faccia da traino per avvicinare gli appassionati ad una tecnica difficile ma altamente emozionante.

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